LA DERMATITE ATOPICA

Dott. Luciano Schiazza
Specialista in Dermatologia e Venereologia
Specialista in Leprologia e Dermatologia Tropicale
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www.lucianoschiazza.it

INTRODUZIONE

La dermatite atopica (DA), detta anche eczema costituzionale, è una dermatite pruriginosa, a decorso cronico-recidivante, con caratteristiche cliniche e topografiche peculiari per ogni singola età; spesso, ma non obbligatoriamente, è associata ad alti livelli sierici di IgE, alla presenza di IgE specifiche verso aeroallergeni o allergeni alimentari e ad altre malattie atopiche (asma, rinite, congiuntivite). Infatti circa il 50% dei bambini con DA manifestano asma e/o rino-congiuntivite allergica entro i 7 anni.

La DA rappresenta l’ottava più comune malattia nella popolazione al di sotto dei 25 anni.

Con atopia, parola di origine greca che significa “strano”, “straniero”, si intende una particolare predisposizione a sviluppare ipersensibilità nei confronti di antigeni diversi tramite la produzione di eccessive quantità di IgE.

Il termine atopico venne coniato nel 1923 da Coca e Cooke per descrivere un gruppo di malattie “senza collocazione” (alfa = privativo, topos = luogo: fuori luogo), in relazione ad una inusuale associazione tra eczema, congiuntivite allergica e asma.

ETIOPATOGENESI

Si ritiene, attualmente, che la DA sia determinata dall’interazione di fattori genetici (predisponenti) (lo stato atopico appare ereditario ed il gene dell’atopia sembra situato sul cromosoma 6) e di fattori ambientali (scatenanti) .

I fattori genetici interverrebbero attraverso una sregolazione del sistema immunitario e una alterazione della barriera cutanea.

I fattori ambientali scatenanti sono molteplici:

Naturalmente ogni paziente affetto da DA ha un proprio modo di rispondere agli stimoli ambientali: in taluni pazienti, per esempio, i raggi UV peggiorano la situazione mentre in altri essi possono essere un efficace metodo di trattamento.

EPIDEMIOLOGIA

La prevalenza della DA è aumentata negli anni: dal 2-3% nel periodo 1930-60 al 10-15% o più sino ad oggi. Tale incremento sarebbe dovuto a:

Il 75% dei soggetti predisposti manifestano la DA nel 1° anno di vita (in particolare tra il 3° e il 9° mese); entro i 5 anni di età hanno già manifestato la loro DA il 90% dei soggetti colpiti.

L’esordio della malattia avviene nel 60-70% dei casi prima dei 6 mesi, il 30-40% prima dei 3 mesi, il 3% dopo i 5 anni.

Non vi è significativa differenza tra i due sessi nella predisposizione a contrarre la malattia.

DIAGNOSI

Nella diagnosi della DA occorre tenere conto di segni clinici propri della malattia quali:

Sarà quindi l’esame obiettivo delle lesioni cutanee e la storia personale e familiare del paziente definiti sulla base di criteri diagnostici cosiddetti maggiori e minori, a permettere la definizione di DA. A questi si aggiungerà l’eventuale individuazione dei fattori scatenanti medianti tests diagnostici.

La presenza di tre criteri maggiori e di tre minori sarebbe diagnostica.

Criteri clinici maggiori sono:

I criteri clinici minori sono relativamente specifici per la DA e quindi non esclusivi della malattia. Tuttavia essi aiutano nel definire la diagnosi.

 

Alcuni di essi sono:

DECORSO CLINICO

Il decorso clinico della DA si può quindi suddividere in quattro fasi:

Attraverso tutte le fasi, la dermatite delle mani è un reperto frequente.

Aspetto clinico costante della dermatite atopica indipendentemente dall’età è la particolare secchezza della cute risparmiata dalle lesioni.Il sintomo cardine della dermatite atopica è comunque il prurito. Nel corso della giornata il prurito si presenta a crisi, scatenate da variazioni di temperatura ed umidità, da stimolazioni meccaniche e dal contatto con allergeni ed irritanti. Frequentemente le poussèes sono in rapporto allo stato emozionale per cui si accentuano quando il bambino è stanco o provato da eventi emotivi o quando viene contrariato e vuole ottenere qualche beneficio.Il grattamento reiterato aggrava la dermatite, favorisce l’impetiginizzazione delle lesioni e porta alla loro progressiva lichenificazione (ispessimento della pelle), fattori che in circolo vizioso concorrono a mantenere lo stimolo del prurito.

Fase del lattante o della prima infanzia (entro il 2° anno)

E’ quella di più frequente osservazione: inizia al 2°-3° mese, talvolta verso i 6 mesi per diventare silente tra il 18° e 24° mese di età.

La secchezza cutanea può essere presente alla nascita oppure svilupparsi nel periodo neonatale; spesso interessa tutta la superficie cutanea con l’eccezione dell’area del pannolino.

Le lesioni consistono essenzialmente in una associazione di eritema, essudazione e di croste in un classico eczema acuto. Il cuoio capelluto è spesso interessato da una dermatite squamo-crostosa pruriginosa.

E’ inusuale la lichenificazione nell’infanzia.

Le sedi tipiche sono:

Il volto è la sede più colpita mentre tronco e arti vengono interessati in un secondo tempo. Le lesioni si distribuiscono in maniera simmetrica su guance, zigomi e fronte e quasi costante è l’interessamento delle aree peri- e retro-auricolari e delle pieghe del collo. La dermatite può svilupparsi sulle regioni estensorie degli arti e il tronco.

E’ tipica di questa fase l’intenso prurito particolarmente al risveglio e all’addormentamento; tuttavia sotto i tre mesi di vita il paziente è ancora troppo immaturo per saper reagire al prurito col classico grattamento e così il prurito tende ad esprimersi con insonnia, irritabilità, agitazione, irrequietezza, facile piagnucolare.

L’evoluzione si realizza con fasi di remissione ed altre di recidive capricciose, spontanee o scatenate da una eruzione dentaria, da disturbi digestivi.

Fase del bambino in età prescolare e scolare (2-10 anni)

Inquesto periodo della vita la DA si attenua nella maggior parte dei pazienti.

Le lesioni, quando presenti, sono più secche e desquamanti e meno crostose, anch’esse tendenti alla recidiva: la cute diventa ispessita e le lesioni, se non trattate, cronicizzano. Il prurito è presente a tratti, a volte al risveglio, a volte senza un motivo plausibile e comunque nelle fasi di attività della malattia. Le escoriazione sono di comune osservazione.

Le più comuni localizzazioni sono le zone antecubitali e poplitee come pure i polsi, la nuca, le caviglie ed il viso.

Frequenti la cheilite e la dermatite perilabiale.

In questa fase la DA si manifesta anche con aspetti particolare quali:

Fase dell’adolescente e del giovane (dopo i dieci anni)

Nei pochi casi in cui la malattia supera la pubertà le lesioni tendono a circoscriversi ulteriormente con perdita della loro componente infiammatoria.

Il prurito è di solito circoscritto alle sedi colpite e si accentua in maniera episodica, spesso nei momenti di maggiore tensione emotiva.

In questa fascia d’età sono interessate soprattutto:

Fase dell’adulto

L’esordio nell’età adulta è insolito: nell’80% dei casi si tratta della persistenza di una DA del neonato.

Le sedi di predilezione sono le aree flessurali ed il viso, incluse la fronte e le regioni perioculari. Vi è spesso un interessamento del capo assai importante come pure quello, assai indicatore, dei capezzoli.

Le lesioni sono abitualmente più limitate che nel neonato e hanno tendenza, in particolare a livello delle pieghe, ad assumere un aspetto lichenificato, con una pelle grigiastra quadrettata, ispessita per il grattamento. Il viso è di solito interessato.

La secchezza cutanea è intensa; talora attorno al collo è presente un anello di cute di colore marrone.

EVOLUZIONE

>L’evoluzione naturale della DA è variabile, con alternanza di remissioni e riacutizzazioni. La prognosi di guarigione si ha entro i 2-3 anni nel 50% dei casi, il miglioramento entro i 10-14 anni nel 25% dei casi, la persistenza dei sintomi nell’età adulta nel restante 25%.

Sono fattori prognostici sfavorevoli:

Inoltre una DA che inizi dopo il secondo anno di vita tenderebbe ad avere una durata più lunga.

COMPLICAZIONI

La DA nel suo decorso può andare incontro a complicanze quali:

TEST DIAGNOSTICI

L’individuazione dei fattori scatenanti può avvenire mediante l’uso di tests diagnostici quali:

DIAGNOSI DIFFERENZIALE

Ampia è la diagnostica differenziale perla DA. Aiutano a differenziarla la localizzazione delle lesioni, i dati anamnestici della progressione della malattia, lo stato generale del bambino, l’anamnesi familiare. Occasionalmente è necessario ricorrere a tests o indagini istopatologiche.

Ricordiamo le malattie che possono rassomigliare alla DA:

TERAPIA

La DA è una malattia cronica e pertanto lo scopo della terapia è quello sia di risolvere le fasi acute sia di prevenire le eventuali recidive. Occorrerà tenere conto dell’età del paziente, dell’intensità della sintomatologia, della percentuale di coinvolgimento della superficie cutanea.

Varie sono le possibilità terapeutiche topiche (ad es. cortisonici, tacrolimus, pimecrolimus) e sistemiche (ad es. antistaminici, corticosteroidi, ciclosporina). Altra promettente terapia è quella con gli UV a banda stretta.

Alla base comunque di ogni trattamento occorre:

Al trattamento medico bisogna però accompagnare misure che possano permettere di controllarla.

L’idratazione dovrebbe essere una abitudine quotidiana, anche in condizione di apparente tranquillità della DA, poiché la cute secca è più predisposta al prurito ed alle screpolature con conseguente maggior rischio di infezione e susseguente perpetuazione dell’eczema.

Consigliabile tenere un diario della malattia, registrando quando vi sono delle esacerbazioni, ciò che è stato mangiato recentemente, quale sapone è stato usato, ecc.. Ciò può contribuire a identificare eventuali fattori scatenanti, creando così i presupposti per evitarli.

Comunque ecco alcuni consigli: