LE INSIDIE NASCOSTE |
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Dott. Luciano SchiazzaSpecialista in Dermatologia e VenereologiaSpecialista in Leprologia e Dermatologia TropicaleVia XX Settembre, 3/2 Genovawww.lucianoschiazza.it |
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Dedicato alle vacanze. Questo è il senso di quanto leggerete di seguito. Infatti sono proprio i periodi dedicati allo svago le occasioni che possono portarci a contatto con una realtà marina spesso sconosciuta o sottovalutata dai più. Parliamo infatti dei danni a cui la nostra pelle può andare incontro quando viene a contatto con qualche particolare abitante del mare. |
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Parleremo quindi di: · Meduse · Attinie · Coralli · Tracina · Scorfano · Ricci |
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La gravità degli effetti varia a seconda della specie, delle dimensioni, dell’area geografica, della stagione: infatti si passa da un bruciore più o meno intenso (simile a quello di una ustione) e ad un arrossamento cutaneo sino ad un dolore intollerabile con serie lesioni cutanee e grave compromissione dello stato generale con debolezza, nausea, vomito, disturbi del respiro, dolore e crampi muscolari, ipotensione arteriosa. Le lesioni cutanee hanno spesso un aspetto lineare, a mimare la forma dei tentacoli, e si manifestano dopo pochi minuti o alcune ore, in relazione all’intensità del contatto e alla quantità di tossine assorbite. |
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Primo soccorso· Controllare innanzitutto le funzioni vitali. · Tranquillizzare la vittima. Il dolore e lo stress possono agitare la persona con conseguente attività muscolare che facilita la diffusione della tossina. · Lavare la ferita con acqua di mare, non fredda ma possibilmente tiepido-calda. Non usare mai acqua dolce o ghiaccio perché potrebbero favorire l’apertura delle nematocisti ancora presenti sulla pelle. · L’applicazione immediata di sabbia calda può rappresentare un primo aiuto. · Utile l’aceto, eventualmente diluito al 50% con acqua di mare tiepido-calda, lasciato come un impacco sulla zona lesionata (10-15 minuti), . · Se vi sono ancora nematocisti presenti sulla pelle, per toglierle non usare le mani nude! Utilizzare delle pinze oppure prendere della schiuma da barba o sapone, cospargere sulla zona interessata e radere delicatamente. In alternativa fare un impasto di sabbia e acqua di mare oppure cospargere di borotalco o farina e usare delicatamente un coltello: non strofinare la cute! · Farsi controllare da un medico: infatti potrebbe essere utile l’applicazione di una crema cortisonica per alleviare la reazione cutanea e necessaria l’assunzione di farmaci per via sistemica per alleviare il dolore. · La doccia può essere fatta solo dopo che sono state messe in atto tutte le precedenti manovre. Ovviamente il trattamento è in relazione alla zona geografica in cui avviene l’incidente, per cui porre la massima attenzione prima di immergersi in acque sconosciute, avendo l’accortezza di chiedere prima informazioni ai residenti. |
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ATTINIEAppartengono ai Celenterati e come le meduse sono dotate di nematocisti. Per la loro somiglianza con gli anemoni, vengono anche definite “anemoni di mare”. Vivono in acque superficiali attaccate agli scogli. Si caratterizzano per i lunghi tentacoli che oscillano nell’acqua. Le lesioni procurate dal loro contatto tendono nei nostri mari ad essere più importanti rispetto a quelle delle meduse con un aspetto figurato più variegato, in quanto il contatto può avvenire con una superficie cutanea maggiore come nel caso in cui una persona si sieda su scogli parzialmente sommersi dall’acqua. Primo soccorso.· I rimedi sono quelli già indicati per il contatto con le meduse.
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CORALLI
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Primo soccorso.· Pulire accuratamente la ferita proteggendola poi con tinture disinfettanti. · Ricordarsi che sarebbe bene essere immunizzati contro il tetano. |
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TRACINA
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Primo soccorso.· Lavare la ferita con acqua di mare. · Rimuovere eventuali frammenti visibili di spine, evitando manovre traumatiche che possano danneggiare i tessuti. · Pr ritardare la diffusione del veleno si può applicare un laccio emostatico al di sopra della zona colpita, avendo l’attenzione di allentarlo per 90-120 secondi ogni 10 minuti, per non arrestare il flusso arterioso. · Disponendo di un “aspiraveleno” (minipompa a forma di siringa che applicata sulla cute lesa crea una depressione), utilizzarlo per estrarre quanto più veleno possibile. · Immergere comunque prima possibile il piede in acqua di mare o soluzione salina molto calda (la tossina è tremolabile) per 60-120 minuti o fintanto che il dolore non sia regredito: in tal modo si riesce a disattivare il veleno. · In mancanza di acqua calda si può avvicinare l’estremità incandescente di una o due sigarette per 5-10 minuti. · E’ necessario comunque il supporto medico per la somministrazione di antidolorifici ed eventualmente farmaci antishock. |
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SCORFANO
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Primo soccorso.· Il trattamento è identico a quello della puntura da tracina. |
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PESCE PIETRA
Attenzione agli arenili incontaminati e ad andare in spiaggia di primo mattino: è meglio aspettare, se siete alloggiati in un villaggio vacanze, che gli inservienti abbiano ripassato le spiagge con le fiocine ed abbiano catturato questo micidiale pesce. Posare il piede sopra gli aculei aghiformi della pinna dorsale provocherebbe dolori trafittivi che risalgono dal piede, formicolii, notevole limitazione funzionale e intenso malessere generale con sudorazione, dispnea e insufficienza cardiaca. Trattamento identico a quello della puntura di tracina. Può essere necessario l’intervento medico per instaurare terapia anti-shock. |
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RICCI
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Primo soccorso.· Per alleviare il dolore locale possono essere utili spugnature calde, alla temperature massima tollerabile (43- · E’ importante poi rimuovere le spine conficcate nella pelle per evitare l’infezione e l’ascessualizzazione. Alla classica estrazione delle punte di riccio con ago o pinzetta sterili, una per una (da eseguirsi con delicatezza data la loro fragilità e quindi per evitare di romperle dentro la ferita), si può optare per la “cura kikuyu” che consiste nell’applicazione sulla parte colpita di fette o polpa di papaia, lasciandola agire per 30 minuti, per sfruttare l’azione cheratolitica della papaina. · Disinfettare la ferita. · Nel caso in cui le spine siano infisse profondamente, specialmente in prossimità delle piccole articolazione delle mani o dei piedi, può essere necessaria la rimozione chirurgica per evitare che possano insorgere complicazioni articolari o tendinei (tenosinovite), che se non curati opportunamente, possono portare a danni permanenti. · Nel caso delle reazioni ritardate è necessario il parere medico. · Importante, in ogni caso, essere adeguatamente protetti dal punto di vista antitetanico. |
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