LE INSIDIE NASCOSTE
DEL MARE

Dott. Luciano Schiazza

Specialista in Dermatologia e Venereologia

Specialista in Leprologia e Dermatologia Tropicale

Via XX Settembre, 3/2   Genova

www.lucianoschiazza.it

Dedicato alle vacanze. Questo è il senso di quanto leggerete di seguito. Infatti sono proprio i periodi dedicati allo svago le occasioni che possono portarci a contatto con una realtà marina spesso sconosciuta o sottovalutata dai più. Parliamo infatti dei danni a cui la nostra pelle può andare incontro quando viene a contatto con qualche particolare abitante del mare.

Parleremo quindi di:

·        Meduse

·        Attinie

·        Coralli

·        Tracina

·        Scorfano

·        Pesce pietra

·        Ricci

 

MEDUSE

Sono animali appartenenti alla famiglia dei celenterati, della quale fanno parte anche le attinie e i coralli.

Hanno una forma ad ombrello dal quale fuoriescono numerosi tentacoli. Sono costituite principalmente di acqua, sono prive di muscoli e si spostano prevalentemente a pelo d’acqua seguendo la corrente. Spesso vivono isolate ma si possono incontrare anche in gruppo.

La loro pericolosità si concentra sui tentacoli o vicino all’apertura buccale. Qui infatti sono presenti dei piccoli organuli chiamati cnidociti che racchiudono al loro interno delle vescicole urticanti (nematocisti), ricche di tossine. Esse vengono espulse con violenza (calcolata in circa 2- 5 libbre -0.9/2.5kg- per pollice quadrato) quando si tocca la medusa: esse penetrano nella pelle e, attraverso un sottile filamento,  rilasciano le sostanze tossiche.

 

La gravità degli effetti varia a seconda della specie, delle dimensioni, dell’area geografica, della stagione: infatti si passa da un bruciore più o meno intenso (simile a quello di una ustione) e ad un arrossamento cutaneo sino ad un dolore intollerabile con serie lesioni cutanee e grave compromissione dello stato generale con debolezza, nausea, vomito, disturbi del respiro, dolore e crampi muscolari, ipotensione arteriosa.

Le lesioni cutanee hanno spesso un aspetto lineare, a mimare la forma dei tentacoli, e si manifestano dopo pochi minuti o alcune ore, in relazione all’intensità del contatto e alla quantità di tossine assorbite.

Nei nostri mari le meduse sono di frequente osservazione: in Liguria una delle più comuni è la Rhizostoma pulmo. E’ di colore bianco latte-azzurrognola con il margine dell’ombrello violetto. Il diametro può essere superiore ai 50-60 cm., con tentacoli corti e tozzi. Da evitare assolutamente è la Pelagia noctiluga, detta anche “medusa luminosa” per via della sua fosforescenza che la rende visibile di notte: piccola ed intensamente urticante, si può osservare in branchi estesi, spesso molto vicini alla riva . Il suo ombrello misura circa 10 centimetri, il suo colore viola, rosa o marrone, ed i suoi tentacoli possono essere lunghi sino a 40 centimetri. Gli cnidociti sono presenti non solo sui tentacoli ma anche sull’ombrello.

La medusa più pericolosa non si trova nel Mare Mediterraneo ma nelle acque dell’Australia settentrionale: si tratta della Chironex fleckeri,  altrimenti detta medusa a scatola o cubo-medusa (box jellyfish) per la forma quadrangolare, altrimenti soprannominata dai pescatori filippini e giapponesi “ medusa di fuoco”. E’ piccola (il diametro è di circa un palmo) con tentacoli che si possono allungare da qualche centimetro a qualche metro, trasparente. Le punture dei pungiglioni, dolorosissime, introducono un veleno neurotossico che può portare rapidamente alla morte. Si nasconde nei bassi fondali fra le radici delle mangrovie, presso gli sbocchi dei corsi d’acqua dolce. Nella stagione secca (da maggio ad ottobre), abbandona la costa e si porta al largo. Si ritiene che faccia più vittime dei pescecani.

Come curiosità ricordiamo che la più grande medusa vive nei mari artici: è la Cyanea arctica,  conosciuta anche come Criniera di Leone. Il suo ombrello ha un diametro di due metri e mezzo ed i tentacoli, centinaia, sono lunghi sino a 40 metri.

Da documentare anche la Physalia Phisalis, detta Caravella portoghese, presente nei mari tropicali, con una parte galleggiante simile a una piccola busta di plastica blu rigonfia, (spesso di difficile osservazione perché facilmente confondibile con l’acqua), con tentacoli sottilissimi, traslucidi, lunghi sino a 40 metri, la cui tossicità è paragonabile a quella del serpente cobra.

Primo soccorso

·        Controllare innanzitutto le funzioni vitali.

·        Tranquillizzare la vittima. Il dolore e lo stress possono agitare la persona con conseguente attività muscolare che facilita la diffusione della tossina.

·        Lavare la ferita con acqua di mare, non fredda ma possibilmente tiepido-calda. Non usare mai acqua  dolce o ghiaccio perché potrebbero favorire l’apertura delle nematocisti ancora presenti sulla pelle.

·        L’applicazione immediata di sabbia calda può rappresentare un primo aiuto.

·        Utile l’aceto, eventualmente diluito al 50% con acqua di mare tiepido-calda, lasciato come un impacco sulla zona lesionata (10-15 minuti), .

·        Se vi sono ancora nematocisti presenti sulla pelle, per toglierle non usare le mani nude! Utilizzare delle pinze oppure prendere della schiuma da barba o sapone, cospargere sulla zona interessata e radere delicatamente. In alternativa fare un impasto di sabbia e acqua di mare oppure cospargere di borotalco o farina e usare delicatamente un coltello: non strofinare la cute!

·        Farsi controllare da un medico: infatti potrebbe essere utile l’applicazione di una crema cortisonica per alleviare la reazione cutanea e necessaria l’assunzione di farmaci per via sistemica per alleviare il dolore.

·        La doccia può essere fatta solo dopo che sono state messe in atto tutte le precedenti manovre.

Ovviamente il trattamento è in relazione alla zona geografica in cui avviene l’incidente, per cui porre la massima attenzione prima di immergersi in acque sconosciute, avendo l’accortezza di chiedere prima informazioni ai residenti.

top

ATTINIE

Appartengono ai Celenterati e come le meduse sono dotate di nematocisti. Per la loro somiglianza con gli anemoni, vengono anche definite “anemoni di mare”. Vivono in acque superficiali attaccate agli scogli. Si caratterizzano per i lunghi tentacoli che oscillano nell’acqua. Le lesioni procurate dal loro contatto tendono nei nostri mari ad essere più importanti rispetto a quelle delle meduse con un aspetto figurato più variegato, in quanto il contatto può avvenire con una superficie cutanea maggiore come nel caso in cui una persona si sieda su scogli parzialmente sommersi dall’acqua.

Primo soccorso.

·        I rimedi sono quelli già indicati per il contatto con le meduse.

top

CORALLI

L’aspetto è quello ben conosciuto di roccia calcarea con tantissimi buchi dalla quale si protendono polipi fissi carnosi. Il rischio risiede nelle abrasioni e nei tagli che si possono riportare camminando su di essi oppure urtandoli durante il nuoto. Infatti le ferite facilmente suppurano. Inoltre bisogna guardarsi nel camminare su una barriera corallina: si possono calpestare i ricci o i pesci-pietra. Attenzione anche a raccogliere gli arboscelli di corallo che emergono dalla sabbia (bommie): potrebbe trattarsi del corallo di fuoco (Millepora dicotoma), e poi potremmo venire a contatto con molluschi (i coni, di forma triangolare con all’apice un tentacolo che trasmette un veleno paralizzante) e col serpente di mare.

Primo soccorso.

·        Pulire accuratamente la ferita proteggendola poi con tinture disinfettanti.

·        Ricordarsi che sarebbe bene essere immunizzati contro il tetano.

top

TRACINA 

Detto anche “pesce ragno”, vive in acque poco profonde o lungo le spiagge, con l’abitudine di nascondersi, mimetizzandosi, sui fondali sabbiosi, appena sotto la superficie. Se calpestata a piedi nudi (consigliabile quindi usare sempre sandali di plastica quando si cammina in acque poco profonde) utilizza le pinne dorsali contenenti aculei velenosi per difendersi. E’ facile quindi pungersi. Il dolore è acuto, definito atroce, sproporzionato rispetto alla semplice lesione cutanea; progressivamente, nel giro di 30 minuti, può risale lungo l’arto sino all’inguine. Può durare 16-24 ore.

Primo soccorso.

·        Lavare la ferita con acqua di mare.

·        Rimuovere eventuali frammenti visibili di spine, evitando manovre traumatiche che possano danneggiare i tessuti.

·        Pr ritardare la diffusione del veleno si può applicare un laccio emostatico al di sopra della zona colpita, avendo l’attenzione di allentarlo per 90-120 secondi ogni 10 minuti, per non arrestare il flusso arterioso.

·        Disponendo di un “aspiraveleno” (minipompa a forma di siringa che applicata sulla cute lesa crea una depressione), utilizzarlo per estrarre quanto più veleno possibile.

·        Immergere comunque prima possibile il piede in acqua di mare o soluzione salina molto calda (la tossina è tremolabile) per 60-120 minuti o fintanto che il dolore non sia regredito: in tal modo si riesce a disattivare il veleno.

·        In mancanza di acqua calda si può avvicinare l’estremità incandescente di una o due sigarette per 5-10 minuti.

·        E’ necessario comunque il supporto medico per la somministrazione di antidolorifici ed eventualmente farmaci antishock.

top

SCORFANO

Pesce da fondo, è caratterizzato dalle sue capacità di mimetismo per cui si può confondere con la sabbia, con le alghe, con i coralli, con le rocce. Punge quando viene calpestato. La puntura dei raggi della pinna dorsale produce, in pochi minuti, un dolore martellante che tende a durare parecchie ore. Sono possibili sintomi sistemici quali nausea, vomito, cefalea, vertigini, ipotensione, perdita di conoscenza. Talvolta nella sede di puntura si produce una necrosi dei tessuti.

Primo soccorso.

·        Il trattamento è identico a quello della puntura da tracina.

top

PESCE PIETRA

Attenzione agli arenili incontaminati e ad andare in spiaggia di primo mattino: è meglio aspettare, se siete alloggiati in un villaggio vacanze, che gli inservienti abbiano ripassato le spiagge con le fiocine ed abbiano catturato questo micidiale pesce. Posare il piede sopra gli aculei aghiformi della pinna dorsale provocherebbe dolori trafittivi che risalgono dal piede, formicolii, notevole limitazione funzionale e intenso malessere generale con sudorazione, dispnea e insufficienza cardiaca. Trattamento identico a quello della puntura di tracina. Può essere necessario l’intervento medico per instaurare terapia anti-shock.

top

RICCI

Appartengono all’ordine degli Echinodermi (echinos = riccio o dall’aspetto spinoso). Hanno forma sferica e sono coperti di robuste spine calcaree appuntite. L’endoscheletro è rigido e inflessibile. Nel Mediterraneo sono presenti tre specie: Paracentrotus lividus Arbacia lixula, Sphaerechinus granularis. Diversamente dai ricci di mare presenti sulle coste dell’Atlantico e del Pacifico dotati di un discreto grado di tossicità (possono indurre nausea, vomito, diarrea, cefalea, reazioni allergiche), (rari i casi mortali), le specie del Mediterraneo sono meno tossiche e sono caratterizzate dall’indurre reazioni immediate e ritardate. Vivono sulle rocce e negli anfratti marini.

Le reazioni immediate sono conseguenza della rottura degli aculei, aguzzi e fragili, nella cute, dalla quale non sono facilmente estraibili per la loro fragilità. Il dolore è immediato e può durare alcune ore; a questo segue un arrossamento ed un gonfiore nella sede di inoculazione.

Le reazioni ritardate insorgono dopo 2-3 mesi dal contatto e consistono in noduli duri, di colore rosso scuro (granulomi) che corrispondono alla sede di puntura.

Nei pescatori professionisti, a seguito di punture ripetute con le spine del riccio, può comparire un edema duro del dorso delle mani che può creare impedimento nel movimento dei polsi e delle dita.

Primo soccorso.

·        Per alleviare il dolore locale possono essere utili spugnature calde, alla temperature massima tollerabile (43-45°C).

·        E’ importante poi rimuovere le spine conficcate nella pelle per evitare l’infezione e l’ascessualizzazione.  Alla classica estrazione delle punte di riccio con ago o pinzetta sterili, una per una (da eseguirsi con delicatezza data la loro fragilità e quindi per evitare di romperle dentro la ferita), si può optare per la “cura kikuyu” che consiste nell’applicazione sulla parte colpita di fette o polpa di papaia, lasciandola agire per 30 minuti, per sfruttare l’azione cheratolitica della papaina.

·        Disinfettare la ferita.

·        Nel caso in cui le spine siano infisse profondamente, specialmente in prossimità delle piccole articolazione delle mani o dei piedi, può essere necessaria la rimozione chirurgica per evitare che possano insorgere complicazioni articolari o tendinei (tenosinovite), che se non curati opportunamente, possono portare a danni permanenti.

·        Nel caso delle reazioni ritardate è necessario il parere medico.

·        Importante, in ogni caso, essere adeguatamente protetti dal punto di vista antitetanico.

link consigliati:

Pelagia noctiluca

La cute e il sole

Alga tossica

Back to top
   
Last revised: 15/11/2006